La
zanzara Tigre appartiene
all’ordine dei ditteri ed ha origine dal Sud-Est Asiatico. I primi
avvistamenti in Italia risalgono alla metà degli anni 90, in seguito
all’arrivo di pneumatici usati importati e scaricati al porto
di Genova. Attualmente, dopo oltre 10 anni, il fastidioso insetto
si è diffuso in quasi tutta l’Italia trovando l’habitat ideale
per il suo sviluppo e proliferazione, con epicentro nella regione
Emilia Romagna infestando capoluoghi comuni e provincie della
pianura e bassa collina.
Riconoscere quest’insetto è molto semplice,
infatti, si differenza dalla zanzara comune per l’aspetto tigrato
bianco e nero su torace, addome e zampe. Le sue dimensioni sono
comprese tra i 4 e i 10 millimetri.
Rispetto alla zanzara comune, la Zanzara Tigre risulta particolarmente
aggressiva anche in pieno giorno e, nonostante possa pungere
varie tipologie di animali, predilige l’uomo provocando gonfiori
e fastidiose irritazioni che talvolta possono
prolungarsi per alcuni giorni.
Gli adulti della Zanzara Tigre preferiscono gli spazi
aperti, gli ambienti freschi e ombreggiati. Trovano
rifugio tra l’erba alta, siepi e arbusti, tuttavia negli ultimi
anni si sono adattati anche a zone assolate come parcheggi e
aree industriali; da recenti rilievi è infondata la credenza
che la zanzara tigre si sposti solo in alcune decine di metri,
bensì di parecchie centinaia.
La femmina di Zanzara Tigre può compiere più pasti a distanza
di 3-5 giorni e, circa 60 ore dopo depone tra le 40 e le 80
uova disponendole singolarmente appena sopra il livello dell’acqua,
il tutto per circa 7 cicli consecutivi per un totale di 450
uova a stagione. Quello che rende questo insetto veramente speciale
è la sua capacità di sopravvivere anche durante il freddo e
nei periodi di siccità, sono sufficienti un’umidità del 60%
e temperature oltre i 25° per far sopravvivere le uova deposte
per circa 4 mesi. Affinché le uova possano schiudersi necessitano
di una quantità minima d’acqua per almeno un’ora e almeno 7
giorni per terminare il ciclo larvale. In conclusione, dalla
deposizione delle uova allo sfarfallamento passano in media
15-20 giorni, periodo di tempo che si dimezza in piena estate.
Le zone più soggette alla diffusione di questo fastidioso insetto
sono descritte in questo grafico. I luoghi esterni delle abitazioni
(giardini, cortili) sono le aree più soggette alla colonizzazione
a causa dell’elevata presenza di aree verdi e fonti d’acqua.
(fonte: Dipartimento di sanità pubblica AUSL di Cesena).
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